FONTE: Il Sole 24 Ore
di Biagio Simonetta
Era il 13 maggio del 2014, esattamente un anno fa, quando la Corte di giustizia europea emanava una sentenza destinata ad entrare nella storia di Internet: il diritto all'oblio. Qualche giorno dopo, e più precisamente l'1 giugno, la sentenza diventava esecutiva e i motori di ricerca (Google su tutti) mettevano a disposizione degli utenti i moduli per richiedere la rimozione di link contenenti informazioni personali «inadeguate o non rilevanti».
Oggi, 365 giorni dopo, ad analizzare i numeri messi a disposizione da Google, si scopre che sono state 254.271mila le richieste di rimozione pervenute agli uffici legali di Mountain View, per un totale di circa un milione di link esaminati. E le percentuali sono interessanti: gli url rimossi sono oltre 322mila (il 41.3%), mentre per circa 458mila (il 58.7%) big G ha ritenuto di non dover procedere alla rimozione.
